Mantova, Cisl: cala la cassa integrazione, ma disoccupazione giovanile al 40%

Perboni: servono interventi che favoriscano gli investimenti e gli insediamenti manifatturieri

Milano, 21.7.2017

lavoratrice“Per uscire dalla crisi a Mantova serve un cambio di paradigma. La ripresa non arriverà da sola, perché le vecchie regole non valgono più. Si deve operare per costruire alleanze politiche e sociali come quella che nel 2016 candidò Mantova quale area di crisi non complessa. Ci vuole uno sforzo comune verso una direzione chiara e partecipata”. Così il segretario della Cisl Asse del Po, Dino Perboni, in una nota di commento dell’andamento socio-economico del mantovano emerso dai dati Inps relativi all’attività 2016.
Nel corso dell’anno tra Mantova e provincia sono state presentate 10.130 richieste di Naspi, la nuova indennità di disoccupazione, e ne sono state accolte l’85%. Quanato alla cassa integrazione, si è registrato un calo, in linea con quanto avvenuto sul territorio lombardo. Precisamente, per la provincia di Mantova nel 2016 sono state autorizzate in totale 3.912.092 ore di cassa integrazione, il 32,1 % in meno rispetto a quelle autorizzate nel 2015. Le ore di cig ordinaria autorizzate nel 2016 sono diminuite rispetto all’anno precedente del 17,5%; quelle di cig straordinaria del 33,8% e quelle della cassa in deroga del 38,4%. Quanto ai settori, le ore autorizzate di cassa straordinaria nel ramo industria sono calate del 26,5%, nel commercio del 28,9% e nell’edilizia del 98%. “I dati indicano che gli aspetti più critici della crisi economica sono terminati – sottolinea Perboni – . Tuttavia, gli effetti in termini occupazionali sono ancora sfavorevoli: il tasso di disoccupazione del 2016 è del 8,7%, e per i giovani si attesta quasi al 40%. Servono interventi che favoriscano gli investimenti e gli insediamenti manifatturieri rendendo competitiva ed attrattiva la nostra Provincia, che più di altre è stata colpita dalla crisi”.
Aumenta, infine, nel mantovano l’importo dei contributi previdenziali non versati all’Inps: dai 1.699.791 euro del 2015 si è saliti a 1.945.031. “L’attività di vigilanza dell’Inps è molto importante – sottolinea Perboni -. Da un lato perché tutela i lavoratori rispetto i loro versamenti previdenziali e dall’altro perché il mancato versamento dei contributi crea uno svantaggio competitivo per tutte le imprese che versano regolarmente, penalizzandole e generando un dumping contributivo-contrattuale”.



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