Bonus Famiglia, Cgil Cisl Uil Lombardia: provvedimento discriminatorio

I sindacati hanno chiesto un incontro urgente all’assessore Brianza

Milano, 7.7.2017

“Un ritorno al passato”, un provvedimento “discriminatorio” che riduce le tutele in un momento in cui è necessario sostenere la scelta di avere dei figli delle famiglie, di tutte le famiglie. Così Cgil, Cisl e Uil della Lombardia sul nuovo “Bonus famiglia”, destinato alle donne in gravidanza residenti in Lombardia, la cui delibera è stata pubblicata nei giorni scorsi sul bollettino ufficiale di regione Lombardia.
Nel 2016 i 1.800 euro di bonus sono stati erogati a oltre 9.500 famiglie. Uno strumento che quest’anno si caratterizza come fortemente discriminatorio, secondo i sindacati.
Con la dgr 6511, la giunta ha rinnovato il Bonus famiglia per il 2017, prorogandolo fino al 31 ottobre 2017. Ha però anche modificato i requisiti per l’accoglimento delle domande. Mentre è rimasto invariato il limite di Isee a 20.000 €, il requisito della residenza in Lombardia è tornato a 5 anni per entrambi i genitori del bambino nato dal 1° maggio scorso o che nascerà nei prossimi mesi. Prima era richiesto a uno solo dei genitori.
“La decisione di Regione Lombardia mi pare più improntata su una scelta ideologica a priori che su una lettura attenta della realtà e sulle effettive esigenze della popolazione – commenta Marinella Magnoni, della segreteria della Cgil Lombardia -. A mio avviso rischia poi di essere incomprensibile, almeno per i comuni cittadini, se pensiamo che nell’altra misura rifinanziata in contemporanea (quella sui nidi gratis), che utilizza fondi europei, il vincolo dei 5 anni l’hanno dovuto togliere del tutto”. “La denatalità è un dato rilevante anche nella nostra Regione – sottolinea Paola Gilardoni, segretario regionale Cisl Lombardia – e incide pesantemente sulle generazioni future e sulla demografia. La scelta di Regione Lombardia, tutt’altro che lungimirante, penalizza i nuovi cittadini lombardi che vengono da altre Regioni italiane o da altri Paesi per costruire un progetto di vita famigliare concorrendo allo sviluppo del nostro territorio”.
“Noi come Uil contestiamo questo provvedimento perché va a colpire tutti i lavoratori che per motivi di lavoro si spostano da una regione all’altra – dichiara Clara Lazzarini segretaria confederale Uil Milano e Lombardia – . Con questa decisione si mortifica il legittimo desiderio e la legittima aspirazione delle coppie di poter avere figli togliendo loro un sostegno economico importante”.
Il rischio di ridurre a molte famiglie la possibilità di accedere al contributo bonus famiglia, non favorisce un incremento di natalità in Lombardia.
Cgil, Cisl e Uil ritengono discriminante l’applicazione del vincolo dei 5 anni di residenza a entrambi i genitori poiché limita, a persone che vivono stabilmente e lavorano nella regione, l’accesso ad una misura che vuole sostenere la famiglia, nell’interesse anche della collettività.
I tre sindacati hanno inviato una richiesta d’incontro urgente all’assessore regionale al Reddito di autonomia ed inclusione sociale Francesca Brianza.



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