I classici del cinema – Sfida infernale

Un classico di John Ford (Usa 1946)

Milano, 11.9.2017

Regia: John Ford – Soggetto: Sam Hellman – Sceneggiatura: Samuel G. Engel, Winston Miller – Fotografia: Joseph Mcdonald – Musiche: David Buttolph, Cyril Mockridge – Montaggio: Dorothy Spencer – Scenografia: James Basevi, Lyle R. Wheeler – Interpreti: Ward Bond Morgan Earp, Walter Brennan Old man Clanton, Linda Darnell Chihuahua, Jane Darwell Kate Nelson, Cathy Downs Clementine Carter, Henry Fonda Wyat Earp, Francis Ford Dad, Vecchio soldato, Dan Garner James Earp, Ben Hall Barbiere, Tim Holt Virgil Earp, John Ireland Billy Clanton, Jack Postiglione, Fred Libby Phil Clanton, J. Farrell Macdonald Mac, barman, Mae Marsh, Victor Mature Doc John Hollyday, Louis Mercier Francois, Alan Mowbray Granville Thorndyke, Roy Robert Mayor, Mickey Simpson San Clanton, Russell Simpson John Simpson, Charles Stevens Indiano, Walsh Impiegato d’albergo, Grant Withers Ike Clanton, Harry Woods Luke – Produzione: Samuel G. Engel per la 20th Century Fox – Distribuzione: Fox Durata: 97′

Wyatt Earp e i suoi fratelli, Morgan e Virgil, vanno a Tombston a cavallo, lasciando il fratello James a sorvegliare la mandria. Al loro ritorno trovano James morto e la mandria sparita. Assetato di vendetta, Wyatt diventa sceriffo della città, con i fratelli come assistenti. Il suo obiettivo è quello di scoprire gli assassini di James. Doc Holliday, uomo potente in città, viene arrestato da Wyatt per l’assassinio di James, ma i due diventeranno amici dopo che la fidanzata indiana di Doc viene uccisa da un componente della famiglia Clanton. Allo scontro conclusivo all’OK Corral, Doc Holliday è schierato con Wyatt Earp e l’unico sopravvissuto dei suoi fratelli, contro i Clanton.

Il film è un rifacimento ( modificato) di “Frontier Marshal” (1939) di Allan Dwan. Sulla stessa storia il cinema americano ha costruito una specie di epopea con numerosi titoli (L’ora delle pistole – Vendetta all’O.K. Corral; Sfida all’OK Corrall di Sturges; Wyatt Earp di Kasdan; Tombstone di George Pan Cosmatos) a dimostrazione di come la vicenda resta nella memoria.

LA CRITICA

Wyatt Earp diventa sceriffo per scoprire gli uccisori del fratello. Con l’aiuto di Doc Holliday, ex chirurgo malato e gran bevitore, si scontra con la banda dei Clanton il 26 ottobre 1880. Nessuno come J. Ford ha saputo mettere meglio in immagini la sfida all’OK Corral, nessuno come lui è riuscito a trasformare la nostalgia in poesia. La storia è un pretesto per una documentazione su un’epoca. E il suo 3? western parlato. Comincia ad affiorare quell’arte della digressione di cui diventerà maestro in vecchiaia, ma è altrettanto notevole la dialettica dei contrasti: l’azione violenta (nove cadaveri di personaggi principali) si alterna con le parentesi idilliche, l’aura mitica di cui sono circondati i personaggi si basa sulle loro imprese, ma anche sui particolari familiari e pittoreschi del comportamento. La sparatoria di Tombstone era già stata raccontata in Frontier Marshall (1933) di L. Seiler e in Gli indomabili (1939) di A. Dwan. (Morando Morandini)

In tutti i film di Ford sussiste un elemento leggendario. Questo è particolarmente vero per i western in cui si è data vita a una vera e propria mitologia. Sfida infernale, tuttavia, è unico fra i western fordiani, perché si occupa di una leggenda specifica e personale (Wyatt Earp e Doc Holliday) e la dilata a un mito più grande: il West. In opere come Il cavallo d’acciaio e in quelle sulla cavalleria, Ford lavora all’interno della leggenda più generale che riguarda la cavalleria o la costruzione della ferrovia. In altre, come ne L’uomo che uccise Líberty Valance, la leggenda nasce dall’interno del film. Con In nome di Dio Ford crea la sua propria parabola e allegoria. La trama e i personaggi di Sfida infernale potrebbero apparire limitanti e restrittivi, ma Ford usa la conoscenza della leggenda che preesiste nello spettatore, per valorizzare il mito che sta creando. ….. Wyatt ha qualità leggendarie. È calmo e sicuro di sé in ogni luogo e qualunque cosa scelga di fare la fa con relativa disinvoltura, come se stesse semplicemente svolgendo il proprio ruolo nella leggenda. La mancanza di qualunque dubbio sulle proprie capacità accresce il suo valore leggendario. Non è semplicemente un personaggio, ma una vera forza. Allo stesso tempo, tuttavia, Wyatt è uno dei più affascinanti caratteri umani del cinema di Ford. Questo rende il film così denso – sia a livello di storia individuale che a quello di mitologia.
I due piani sono così bilanciati e integrati che non interferiscono mai l’uno con l’altro. La scena citatissima del balletto con i piedi che lui fa contro il palo, mentre se ne sta seduto al solito posto fuori dell’hotel, osservando la gente che va e che viene in città, ha un tocco ispirato. Il suo atteggiamento passivo ma guardingo, possiede un fascino e un sapore che gli attori che recitano in un ruolo non leggendario non raggiungono quasi mai. ….. Prefigurando Sentieri selvaggi, la solitudine interiore di Wyatt non può essere sanata dalla città: andandosene via, lui riafferma così il Mito attraverso il sacrificio personale. (J.A.Place)

È il racconto classico della sfida combattuta all’OK Corral di Tombstone il 26 ottobre 1881 tra lo sceriffo Wyatt Earp, i suoi fratelli e il giocatore-beone Doc Holliday da una parte e il clan dei fratelli Clanton dall’altra. Quando John Ford dirigeva i suoi western muti Earp era ancora vivo, capitava sul set e si ubriacava giocosamente con le comparse. Ford gli offriva il caffè e si faceva raccontare la grande sfida. Anni dopo ha riprodotto a memoria quelle schegge di vita di frontiera e la manovra militare che ebbe per teatro il Corral. È un western molto bello, un classico e il più accorato di Ford. I personaggi esprimono una sorta di “gentilezza dei prodi” e vivono nell’atmosfera d’una canzone di gesta carica di nostalgia. Ford è imbevuto dello spirito reale della vita di frontiera, riproduce fedelmente lo stile con cui cowboys e fuorilegge rischiavano l’esistenza in un crogiuolo arroventato come Tombstone. E il film è la più esatta – se non storicamente, come spirito – ricostruzione tra le molte che sono state fatte sull’episodio. Henry Fonda dipinge Wyatt Earp come un classico westerner onesto e crepuscolare: un personaggio quasi timido, il pistolero convertitosi in tutore della legge. La sua figura suggerisce i momenti più distesi del racconto: il riposo con un piede sulla seggiola inclinata e l’altro sulla balaustra della veranda, i colloqui intensi con Clementine, la memorabile scena del ballo. Ma la grande figura del film, un epico signore della frontiera degno di Francis Bret Harte, è “Doc” Holliday: un sorprendentemente bravo Victor Mature, medico con vocazione alla pistola, tubercolotico come nella miglior tradizione romantica, poeta maledetto che sa a memoria Shakespeare e che completa il monologo dell’ Amleto azzoppato dal patetico vuoto di memoria del vecchio attore. E deliziose, anche se un po’ in ombra, sono le figurine femminili: l’impetuosa, ardente Chihuahua di Linda Darnell, una sanguemisto dalla scollatura densa di profumo, e la magica Clementine, preziosa nella sua sommessa malinconia, tutta giocata su toni grigi poetici. Come quasi sempre in Ford la leggenda del West approda alla poesia e sfavilla in momenti di grande forza, anche se l’azione spesso cede alla descrizione lirico-nostalgica. Tra la storia e la leggenda Ford anche questa volta ha stampato la leggenda. Ma il vigore del sentimento dei personaggi, le figurine disegnate a tutto tondo, la ricchezza del racconto e la splendida descrizione dei paesaggi magistralmente fotografati nell’amata Monument Valley danno al film il tocco più prezioso dell’autenticità. (MyMovies)

Il personaggio è leggendario, nel senso che su Wyatt Earp si sono ricamate storie e leggende infinite. Ma la data è storica. 26 ottobre 1881, Tombstone (nome allegro, vuol dire pietra tombale), quando all’estrema frontiera dell’Arizona (dove il film è stato girato, dalle parti della molto fordiana Monument Valley) si assistette allo scontro tra il massimo che il West aveva prodotto in termini di civiltà – gente per bene, quelli del clan degli Earp, rispettosi della legge, colti come si poteva esserlo in quel mondo remoto – e i «cattivi», rappresentati dalla forza bruta dei Clanton. (Irene Bignardi)

Pietra miliare del cinema di ogni tempo. Ford racconta un episodio storico (ripreso da molti altri film), ma riesce a dargli la dimensione epica di un mito. E’ già western adulto, con personaggi complessi, una dolente malinconia di fondo, e una raffinatezza figurativa unica. (FilmTv)



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